presentazione con immagini sui principi di allenamento del core stability
introduzione

Vado a presentare il lavoro di un collega e amico, il prof. Marco Barbieri, con il quale ho lavorato per qualche mese alla Cremonese e con cui ho instaurato un rapporto di stima e amicizia.
Vi propongo questa sua interessante presentazione, redatta in occasione dell'esame finale presso il COMITATO REGIONALE F.I.PC.F. di Milano, dove vengono sviscerati i principi e i livelli di lavoro per un buon programma di allenamento specifico sul “core”.
È un argomento che mi affascina moltissimo, infatti spesso con Marco ne abbiamo parlato confrontandoci, scambiando materiale, opinioni, idee, esercizi: dato che abbiano una visione comune del progetto di lavoro sul core, attraverso questo suo lavoro voglio condividere con voi anche la mia idea.
Come sappiamo questo un tema molto attuale tra gli operatori sportivi, non è facile capire come progettare un percorso di lavoro che permetta una corretta esecuzione tecnica ed un'efficacia funzionale dei gesti compiuti dai nostri atleti; l'articolo di Marco quindi ci permette di capire un po' più a fondo come poter sviluppare tale progetto.
Indico, innanzitutto, cosa è il “core” ed il perchè è fondamentale per un atleta averne piena coscienza:
“Il “core” è quella porzione anatomica che comunemente viene definita fascia addominale e che va dalla zona diaframmatica alla bassa schiena, alla pelvi e all'addome. Nello specifico è composta oltre che dal retto dell'addome e dai muscoli obliqui (interno ed esterno), anche dal trasverso, dal quadrato dei lombi e dal diaframma stesso.
Una visione più recente e completa inserisce anche il cingolo scapolare e la regione dorsale nell'insieme, poiché le catene cinetiche (sia lineari che crociate) che si stimolano sono comprensive anche di tali zone.
La funzione di questa regione è quella di conferire stabilità durante i movimenti e di essere di aiuto ai muscoli respiratori, soprattutto durante inspirazioni ed espirazioni profonde e forzate.
Un core forte permette quindi di mantenere una corretta postura e garantisce una “protezione” contro i carichi esterni (siano essi sovraccarichi diretti oppure semplicemente torsioni durante un cambio di direzione) che potrebbero creare infortuni, più o meno gravi.
Sono molti i metodi per ottenere una coscienza del proprio “core” (che è senza ombra di dubbio il nostro centro motorio, da qui il nome in inglese, da cui nascono tutti i nostri movimenti) tra i quali si riconosce come il più famoso quello detto Pilates, dal nome del suo inventore Joseph Pilates, atleta e studioso dei primi anni del 1900 che grazie al suo metodo (originariamente conosciuto come Contrology) permise di creare una visione olistica dell'allenamanto, consentendo alla mente di controllare coscientemente i muscoli.
Pertanto per un atleta moderno, avere una piena coscienza del proprio centro motorio e dei principi per una corretta repirazione, “sentire” i suoi muscoli che lavorano e che reazione hanno durante le sedute di allenamento è fondamentale per indirizzare il proprio programma di lavoro e per garantirsi, soprattutto, una prevenzione dagli infortuni più comuni, oltre che avere una performance sportiva nettamente migliorata (cfr. Hasegawa; NSCA’s Performance training Journal).”
Nell'articolo troverete una serie di esempi di esercitazioni per i 5 livelli descritti di seguito (Ian Jeffreys):
•Livello 1: maestria della contrazione del Core;
•Livello 2: isometria e movimenti lenti in condizioni stabili;
•Livello 3: isometria in condizioni instabili e movimenti dinamici in condizioni stabili;
•Livello 4: movimenti dinamici in condizioni instabili;
•Livello 5: movimenti dinamici con resistenze in condizioni instabili.
Ringrazio ancora Marco per il contributo dato al sito e per aver condiviso con tutti noi il suo prezioso lavoro.
Per contattare il prof. Barbieri questa è la sua mail barnaldo9(at)libero.it
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