II° European Meeting on Sports Medicine and Exercise
6-7 Ottobre 2010 - Firenze
Nelle giornate del 6-7 ottobre a Firenze, presso l'aula magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia, si è tenuto il 2° European Meeting on Sports Medicine and Exercise, organizzato in simbiosi dall'Università di Firenze, la ACF Fiorentina e il FC Barcelona, in particolar modo nelle persone del prof. Giorgio Galanti, responsabile scientifico della Fiorentina e il prof. Ricard Pruna del Barcelona.
Durante questo convegno si sono alternati gli interventi preparatori atletici, fisioterapisti, ortopedici, medici sportivi e dottori in scienze motorie che hanno portato il loro contributo all'argomento in questione, cioè l'infortunio muscolare nel calcio, i fattori di rischio e la valutazione sportiva e clinica, oltre che argomenti di nutrizione, fatica muscolare e stress ossidativi.
Voglio però condividere in particolar modo l'intervento di Alberto Andorlini, preparatore atletico professionista e attualmente riabilitatore in forza all'AC Siena ma con un passato suddiviso fra Fiorentina e Chelsea, oltre che personal trainer di Gabriel Batistuta.
Oltre che essere uno tra le eccellenze nel settore è una persona che mi ha insegnato tanto durante i miei anni a Siena e che voglio ringraziare ancora, divulgando il suo contributo al meeting che parla dei principi del recupero di una corretta catena cinetica post infortunio.
Ecco il testo, raccolto in un articolo veramente interessante nella sua interezza, curato da Elena Castellini, docente di teoria e metodologia dell'allenamento all'Università di Pisa e collaboratrice del Laboratorio di metodologia dell'allenamento e biomeccanica FIGC di Coverciano:
LA RIABILITAZIONE DELLA CATENA CINETICA
tratto da: “Scienza e Sport” n°9 – Gennaio 2011 a cura di Elena Castellini
Il Focus dei modelli riabilitativi tradizionali è concentrato sull'identificazione e sul trattamento delle strutture coinvolte, nonostante nella vita quotidiana, così come nelle attività sportive, il corpo non funzioni come un insieme frammentato di segmenti isolati, ma come un'unità dinamica indivisibile.
In tal senso, recentemente, i programmi di riabilitazione hanno enfatizzato l'uso di esercizi in catena cinetica, proposte di core-stabilization e funzionali.
L'obiettivo dell'approccio riabilitativo “globale” è quello di ristabilire la normale funzionae attraverso la “pulizia” della catena cinetica.
Per raggiungere tale fine è necessario “restaurare” la normale anatomia, fisologia e biomeccanica e correggere ogni adattamento muscolo scheletrico associato.
Per una parte degli operatori, il concetto di valutare e trattare ogni parte del corpo in un contesto globale piuttosto che parcellizzare l'intervento, selezionando e isolando gli elementi “bersaglio”, rappresenta un cambiamento radicale rispetto a un approccio più tradizionale.
Un approccio analitico, che abbia come obiettivo la risoluzione dei sintomi e la restituzione alla parte lesa della normale funzione, rappresenta un segmento (ma non l'unico) dell'intero processo riabilitativo: segmento assolutamente sovrapponibile e integrabile con un approccio globale volto al ripristino dell'integrità della catena cinetica, che abbia quali ulteriori obiettivi la riduzione del rischio di re-infortunio e l'ottimizzazinoe della performance.
L'obiettivo è stabilire un continuum teorico e operativo che integri i modelli riabilitativi “analitico” e “globale”, rendendoli complementari. La riabilitazione in catena cinetica, o più propriamente, della catena cinetica, incorpora:
il modello biomeccanico dei links cinetici
l'attivazione motoria in sequenza prossimo-distale con l'associazione di facilitazioni propriocettive predittive e preattivanti (feedback / feedforward)
le tecniche di esercizio in catena cinetica chiusa
Questo approccio sposta il focus operativo sui pattern motori (dai fundamental movements agli sport skills) piuttosto che su esercitazioni selettive e segmentarie.
I patterns di movimento utilizzano in sequenza il contributo di arti inferiori, tronco e arti superiori per riattivare anelli deboli e ristabilire equilibri funzionali. Il paradigma metodologico della riabilitazione della catena cinetica suggerisce che patterns funzionali di movimento ese esercizi in catena cinetica chiusa dovrebbero essere considerati parte integrante di ogni percorso riabilitativo.
Gli esercizi science evidence based proposti in tale ottica sono coerenti con i modelli biomeccanici, applicano la teoria del controllo neuromuscolare e sono sport specifici. Sono disegnati per stimolare gli “anelli deboli”, attraverso l'accensione e la produzione di forza generata e trasmessa dai links adiacenti.
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